Archivio per la categoria ‘Pigmenti’

Produzione dell’acetato di rame

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Blu Ceruleo

Produzione del pigmento

Il Blu Ceruleo fu prodotto con un processo sviluppato in Germania nel 1805 da Andreas Höpfner, anche se non fu venduto come pigmento artistico fino al 1860, con il nome di Caeruleum. E’ uno stannato di Cobalto ottenuto miscelando cloruro di Cobalto con stannato di Potassio. La miscela viene poi lavata, mescolata con silice e solfato di Calcio, infine scaldata. Il composto ottenuto viene macinato fino ad ottenere una polvere sottile.

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Blu Cobalto

Produzione del pigmento

L’isolamento del principio colorante blu dello Smaltino risale alla prima metà del 1700 dal chimico svedese Brandt. Nel 1777 Gahn e Wenzel produssero l’alluminato di Cobalto durante le ricerche sui composti di Cobalto; la scoperta del Blu Cobalto come pigmento si attribuisce a Louis Jaques Thénard nel 1802, anno dopo il quale si trova in commercio. Questo bel blu scuro, saturo e freddo ottenne molti consensi per la sua stabilità e per l’elevato potere coprente, tanto da rimpiazzare lo Smaltino.
L’alluminato di Cobalto(II) si ottiene mescolando 1 g circa di cloruro di Cobalto(II) (CoCl2.6H2O) e 5 g di cloruro di Alluminio, omogenizandoli in un mortaio e scaldando su fiamma (becco bunsen) per 3/4 minuti.

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Smaltino

Produzione del pigmento

Lo smaltino può essere classificato come vetro potassico blu. Il colore è dovuto alla presenza di ossido di Cobalto, aggiunto durante la manifattura. La fonte principale di Cobalto, sfruttata in europa nel Medioevo, è il minerale Smaltite, della serie della Skutterudite (arseniuro di Nichel e Cobalto), proveniente principalmente dalla Sassonia. Nel 1600 e 1700 propbabilmente si utilizzavano anche altri minerali, come la Eritrite e la Cobaltite. Il Cobalto era il principio colorante dei vetri blu anche nell’antico Egitto e in epoca classica. L’origine dei vetri al Cobalto coincide probabilmente con lo sviluppo delle tecniche di smaltatura: gli smalti, infatti, si ottengono da fondenti uniti a materiali vetrosi colorati.
Per produrre il pigmento, si arrostiva il minerale per ottenere ossido di Cobalto(II). L’ossido cobaltico veniva unito a Quarzo e potassa oppure a vetro fuso. Si versava, infine, in acqua fredda, in modo che il fuso blu si separasse in piccole parti, le quali venivano poi macinate in acqua. La tonalità variava a seconda del contenuto di Cobalto e della granulometria. Il prodotto “grezzo”, proveniente dall’arrostimento della Smaltite, era venduto ai vasai e ai vetrai come Zaffera o Zaffre. L’Arsenico si volatilizzava durante il riscaldamento, mentre gli ossidi di Cobalto(II), Nichel e Ferro(III) venivano uniti alla sabbia silicea.
In epoca moderna, il pigmento si ottiene riscaldando Quarzo o Silice, carbonato di Potassio e un piccola quantità di cloruro di Cobalto(II) a 1150°C, raffreddando il prodotto ottenuto per immersione in acqua fredda. Il vetro disintegrato viene omogenizzato in un mortaio.

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Oltremare Artificiale

Produzione del pigmento

L’Oltremare artificiale è uno dei pigmenti meglio documentati del 1800 probabilmente perchè la sua invenzione fu commissionata ai chimici e non fu il frutto di una ricerca indipendente. L’Oltremare naturale (Lapislazzuli) è una gemma semipreziosa particolarmente costosa nel 1800, perciò gli artisti la utilizzavano di rado. Tuttavia la sua tonalità blu profondo “freddo” mancava sulla tavolozza, dove erano presenti molti pigmenti di rame azzurri e blu, dalla tonalità “calda”.

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Lapislazzuli

Produzione del pigmento

La Lazurite, pietra da cui si ricava il pigmento, è molto dura ed è difficile separare i componenti; non è possibile separarli con acqua, come annotato nei testi Bizantini, poichè questo processo porterebbe ad una polvere grigia. Il blu Oltremare naturale viene estratto dal minerale lazurite mescolando con cera ed impastando in un bagno di lisciviazione diluito. I cristalli blu brillanti della Lazurite vengono così dilavati e raccolti.
Da una ricetta del IX sec.: separa le parti blu e riducile, su un pezzo di porfido, ad una polvere impalpable, che verrà amalgamata con l’olio di lino, poi prendi della colla in parti uguali alla cera, della resina del pino e della colofonia, diciamo, 8 once di ciascuno; ed aggiungi a questa colla 1/2 oncia dell’olio di lino, 2 once di olio di trementina e tanto più mastice. Poi prendi 4 parti di questa miscela e 1 del lapislazuli, macina con olio su un pezzo di porfido, mescola il tutto a caldo e lascialo riposare un mese, infine impasta completamente la miscela in acqua calda, finchè la parte blu si separa da essa e dopo alcuni giorni decanta il liquore. Questo blu Oltremare è straordinariamente bello.
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Azzurrite

Produzione del pigmento

L’Azzurrite è una pietra piuttosto comune e la produzione del pigmento a partire dal minerale è relativamente semplice: si riduce in polvere, che viene poi lavata e setacciata. La macinazione del minerale influisce fortemente sulla tonalità finale del pigmento, che può variare da blu scuro (polvere grossolana) ad azzurro (polvere fine); d’altra parte, se non macinato a sufficienza, la polvere risulta troppo sabbiosa e granulosa, inadatta ad essere utilizzata come pigmento. Il minerale fu uno dei pigmenti più importanti e più utilizzati durante il Medioevo ed il Rinascimento nella pittura Europea. Nel metodo medievale di produzione veniva incluso un lavaggio, per rimuovere ogni tipo di impurità (specie di origine organica) e la separazione dei diversi grani tramite un processo di levigazione. Il metodo con acqua semplice era lento e laborioso, perciò venivano usate soluzioni di sapone, gomma e liscivia. Quando l’Azzurrite era stata lavata, le particelle molto fini apparivano piuttosto pallide e verdastre e non molto adatte per la pittura. I grani migliori erano grezzi ma non sabbiosi, ed avevano un buon potere coprente.

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Pigmenti

I pigmenti sono sostanze organiche o inorganiche che vengono disperse in un legante. Essi hanno la particolare caratteristica di non interagire chimicamente con il legante (solitamente liquido) e non creano soluzioni, a differenza dei coloranti che vengono dissolti in un opportuno solvente per creare una soluzione. I pigmenti propriamente detti sono quasi tutti inorganici, di derivazione naturale (da minerali e terre) o artificiale. Alcune sostanze organiche, tuttavia, sono insolubili e possono essere utilizzate come pigmento. Per lo più si tratta di sostanze bituminose o residui della combustione e si differenziano dai pigmenti inorganici per la granulometria; si presentano, infatti, come polveri sottili, impalpabili, con potere coprente scarso se dissolte pure nel legante. Il colore varia da nero a marrone e possono essere utilizzate per velature in modo da “scaldare” il colore e renderlo saturo. Le sostanze bituminose, essendo oleose, danno buone prestazioni nella pittura ad olio, ma sono inadatte per le altre tecniche. I neri provenienti da combustione, invece, possono essere utilizzati anche in altre tecniche. Esistono anche dei particolari “pigmenti” ottenuti per precipitazione di coloranti o con poliacidi (fosfomolibdico, fosfotungstico o fosfotungstomolibdico) o come sali insolubili di cationi metallici. Il precipitato viene poi fissato con un mordente (sulle stoffe) oppure supportato con allume ed utilizzato come sostanza colorante anche nelle Belle Arti con il nome di lacca. Le lacche non sono veri e propri pigmenti e talvolta vengono classificate come essiccanti. La trattazione delle lacche verrà fatta a parte, sotto la categoria Coloranti, poiché dal punto di vista chimico essere presentano proprietà e difetti tipici dei coloranti.

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