Smaltino

Produzione del pigmento

Lo smaltino può essere classificato come vetro potassico blu. Il colore è dovuto alla presenza di ossido di Cobalto, aggiunto durante la manifattura. La fonte principale di Cobalto, sfruttata in europa nel Medioevo, è il minerale Smaltite, della serie della Skutterudite (arseniuro di Nichel e Cobalto), proveniente principalmente dalla Sassonia. Nel 1600 e 1700 propbabilmente si utilizzavano anche altri minerali, come la Eritrite e la Cobaltite. Il Cobalto era il principio colorante dei vetri blu anche nell’antico Egitto e in epoca classica. L’origine dei vetri al Cobalto coincide probabilmente con lo sviluppo delle tecniche di smaltatura: gli smalti, infatti, si ottengono da fondenti uniti a materiali vetrosi colorati.
Per produrre il pigmento, si arrostiva il minerale per ottenere ossido di Cobalto(II). L’ossido cobaltico veniva unito a Quarzo e potassa oppure a vetro fuso. Si versava, infine, in acqua fredda, in modo che il fuso blu si separasse in piccole parti, le quali venivano poi macinate in acqua. La tonalità variava a seconda del contenuto di Cobalto e della granulometria. Il prodotto “grezzo”, proveniente dall’arrostimento della Smaltite, era venduto ai vasai e ai vetrai come Zaffera o Zaffre. L’Arsenico si volatilizzava durante il riscaldamento, mentre gli ossidi di Cobalto(II), Nichel e Ferro(III) venivano uniti alla sabbia silicea.
In epoca moderna, il pigmento si ottiene riscaldando Quarzo o Silice, carbonato di Potassio e un piccola quantità di cloruro di Cobalto(II) a 1150°C, raffreddando il prodotto ottenuto per immersione in acqua fredda. Il vetro disintegrato viene omogenizzato in un mortaio.

Proprietà e difetti

Lo Smaltino è amorfo, con particelle trasparenti e scarso potere coprente; deve essere quindi macinato non troppo finemente per poter essere usato come pigmento. In medium oleosi, ha la tendenza a formare depositi e strisce su superfici perpendicolari. Ha il vantaggio, d’altra parte, di essere molto stabile, se preparato accuratamente, poichè non viene attaccato dai principali agenti deteriogeni. Tuttavia, campioni antichi degradati o di scarsa qualità potrebbero essere solubili in acidi diluiti. Si utilizza meglio in medium acquosi o nell’affresco.

Scheda Tecnica

Nome pigmento
Smaltino
Origine del nome
Dal tedesco antico smelze, fusione, metallo fuso
Altri nomi
Azzurro di Smalto, Blu Azzurro, Blu Dumont, Blu Ungherese, Blu Sassone, Eschel, Zaffre, Zaffera, Blu Reale, Vetro Blu, Blu Amido, Blu del Re, Blu di Smalto, Vetro di Cobalto, Blu imperiale, Blu Escelle, Blu di Sassonia
Tipologia
Artificiale
Composizione chimica
SiO2, K2O, Al2O3, CoO. La composizione varia a seconda della manifattura
Peso molecolare
circa 330.17 g
Origine
Inorganica
Proprietà ottiche
Anisotropo. Non mostra nè birifrangenza nè pleocroismo
Colore
Azzurro chiaro intenso, tendente al violetto
Frattura
Concoidale, con angoli affilati e schegge
Densità
circa 3 g/cm3
Indice di rifrazione
1.46 – 1.55
Particolarità
Non viene attaccato dalla maggior parte di acidi e alcali
Periodo di utilizzo
Noto fin dal tempo degli Egizi come vetro.Il primo a parlarne fu Borghini nel 1584. Fu utilizzato come pigmento nel 1000 – 1200 sulle pitture murali cinesi. Utilizzato come pigmento nei dipinti dal 1500 al 1800, quando fu rimpiazzato dal Blu di Prussia
Tecniche
Affresco e tempera. Sconsigliato per olio ed encausto
Potere coprente
Molto scarso
Stabilità
Luce Ottima
Umidità Ottima
Calce Buona
Analisi per il riconoscimento §
Apparenza ad ingrandimento
Con luce trasmessa solitamente diventa blu chiaro. Frammenti cristallini molto caratteristici, spesso molto grezzi
Solubilità
3N HCl Insolubile
4N NaOH Insolubile
HNO3 conc. Insolubile
Effetto del calore
Fonde ad alte temperature
Test specifici
Il pigmento può essere portato in soluzione scaldandolo in un crogiolo di platino con fluoruro di sodio e una goccia di acido solforico concentrato. Il residuo dissolto in una goccia di acqua solitamente da una soluzione rosata. Questa soluzione può essere usata come test per Co++
Prova per Co++ con α-nitroso-β-naftolo: (il reagente è 1 gr di solido in 50 ml in acido acetico glaciale diluito a 100 ml con acqua). Una goccia di soluzione prova (neutra o debolmente acida) viene versata su carta da filtro e si aggiunge una goccia di reagente. Il reagente solo da una macchia gialla, ma se è presente Co++ appare una macchia rosso-arancio al centro. (se si sospetta la presenza di Fe+++ bisogna aggiungere alla goccia di campione qualche goccia di una soluzione 10% di trisodio fosfato poiché il precipitato di fosfato ferrico non reagisce con il reagente.)
Prova per Co++ con acido rubeanico: uno spot di soluzione test su filtro viene tenuta su ammoniaca e poi viene aggiunta una goccia di reagente (1% in etanolo). In presenza di Co++ si forma una macchia rosso-bruno (se presente anche Cu++ da una macchia nero-verdastra al centro della colorazione arancio dovuta a Co++)

§ Gli esperimenti sono stati ricavati da articoli e libri tradotti dall’inglese ed altre lingue e non sono quindi frutto di una esperienza diretta.

2 comments so far

  1. Jacopo on

    in microscopia si vede bene che col passare del tempo i granuli tendono a diventare trasparenti cominciando dall’esterno

  2. Mao on

    Con tecniche analitiche che permettono di rilevare la composizione elementare come l’XRF o il SEM/EDS, si può apprezzare la presenza di arsenico quale impurezza tipica.


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