Archivio per Aprile 2006|pagina archivio mensile

Palazzo Grassi restaurato

Finalmente sarà possibile visitare il nuovo palazzo grassi, che adesso è sotto la gestione del mecenate Francese Pinault.
La mostra di apertura si intitola “Where we going?” cioè, per i non anglofoni, “Dove stiamo andando?”… una domanda che fa pensare. Speriamo che Pinault stia andando nella direzione giusta, 150 opere d’arte contemporanea sono arrivate a Palazzo Grassi e sistemate negli spazi dallo stesso Tadao Ando. Di cui avevamo già parlato (e commentato).

Probabilmente è stato più un restauro delle forme che accoglieranno le opere anche nelle mostre a venire e non un restauro mirato alla parte originale dell’edificio, anche se sicuramente quest’ultima deve averne risentito. Sappiamo che ogni restauro infatti è un trauma, sia per opere piccole che per i grandi edifici, ma confidiamo nella bravura ed esperienza di Tadao. Quando andremo a Palazzo Grassi probabilmente invece di guardare le opere guarderemo anche il lavoro svolto in questi mesi, e forse sapremo apprezzare il lavoro di questo architetto.

Update: il sito internet di Palazzo Grassi, avevamo visto che era anch’esso in restauro, riapre in concomitanza dell’apertura:

Deciso a creare la neutralità necessaria per apprezzare eventi espositivi, intenzionato a rispettare l’architettura del Palazzo e i sedimenti della sua antica storia, preoccupato di perseguire il principio di reversibilità in un monumento vincolato dalla tutela, Tadao Ando ha dunque impiegato una scrittura sobria, minimale, autonoma, che gioca con il passato senza comprometterlo. In questo modo egli introduce con il Palazzo, un dialogo sottile, cortese, creandovi le migliori condizioni espositive.

Ara Pacis continuano…

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Continuano le polemiche dopo l’inaugurazione del nuvo complesso che circonda e protegge l’ara pacis, ma sono in molti ad ammettere che non è poi così male. Le foto parlano chiaro, moltissima luce illumina l’ara pacis e non mi sembra si possa parlare di scempio. Attendiamo i giudizi dei romani lì presenti.

Tempio di Sajia, Tibet, comincia il restauro

Continua ad aumentare il numero di importanti edifici tibetani che torneranno a breve al loro antico splendore. E’ cominciato il restauro del tempio di Sajia. Per maggiori informazioni andate su Radio Cina International.

Blu Ceruleo

Produzione del pigmento

Il Blu Ceruleo fu prodotto con un processo sviluppato in Germania nel 1805 da Andreas Höpfner, anche se non fu venduto come pigmento artistico fino al 1860, con il nome di Caeruleum. E’ uno stannato di Cobalto ottenuto miscelando cloruro di Cobalto con stannato di Potassio. La miscela viene poi lavata, mescolata con silice e solfato di Calcio, infine scaldata. Il composto ottenuto viene macinato fino ad ottenere una polvere sottile.

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Blu Cobalto

Produzione del pigmento

L’isolamento del principio colorante blu dello Smaltino risale alla prima metà del 1700 dal chimico svedese Brandt. Nel 1777 Gahn e Wenzel produssero l’alluminato di Cobalto durante le ricerche sui composti di Cobalto; la scoperta del Blu Cobalto come pigmento si attribuisce a Louis Jaques Thénard nel 1802, anno dopo il quale si trova in commercio. Questo bel blu scuro, saturo e freddo ottenne molti consensi per la sua stabilità e per l’elevato potere coprente, tanto da rimpiazzare lo Smaltino.
L’alluminato di Cobalto(II) si ottiene mescolando 1 g circa di cloruro di Cobalto(II) (CoCl2.6H2O) e 5 g di cloruro di Alluminio, omogenizandoli in un mortaio e scaldando su fiamma (becco bunsen) per 3/4 minuti.

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Restauro News

Sono stati scoperti a Siena un ciclo di affreschi, con la raffigurazione di un Cenacolo e di una Annunciazione, nell’ ex-convent Santa Marta. Probabilmente sono della seconda metà del 1400, e sono emersi durante i lavori di restauro richiesti da Paola d’Orsi.

Il 13 aprile, oggi, è stata inaugurata la mostra “Le Stanze delle Meraviglie, da Simone Martini a Francesco Mochi, verso il nuovo museo del Duomo di Orvieto”. Fino al 7 gennaio, in due sedi sarà allestito il percorso composto da opere raccolte e conservate dall’ antica Fabbriceria della Cattedrale.

Tra un anno dovrebbero terminare i restauri del Palazzo Potala, Luobulinka ed del Monastero di Sela, tre importanti beni culturali del Tibet. Ne avevamo già parlato molto tempo fa, oggi possiamo dire che l’ottanta percento degli affreschi deteriorati del Palazzo Potala è già stato restaurato.

Smaltino

Produzione del pigmento

Lo smaltino può essere classificato come vetro potassico blu. Il colore è dovuto alla presenza di ossido di Cobalto, aggiunto durante la manifattura. La fonte principale di Cobalto, sfruttata in europa nel Medioevo, è il minerale Smaltite, della serie della Skutterudite (arseniuro di Nichel e Cobalto), proveniente principalmente dalla Sassonia. Nel 1600 e 1700 propbabilmente si utilizzavano anche altri minerali, come la Eritrite e la Cobaltite. Il Cobalto era il principio colorante dei vetri blu anche nell’antico Egitto e in epoca classica. L’origine dei vetri al Cobalto coincide probabilmente con lo sviluppo delle tecniche di smaltatura: gli smalti, infatti, si ottengono da fondenti uniti a materiali vetrosi colorati.
Per produrre il pigmento, si arrostiva il minerale per ottenere ossido di Cobalto(II). L’ossido cobaltico veniva unito a Quarzo e potassa oppure a vetro fuso. Si versava, infine, in acqua fredda, in modo che il fuso blu si separasse in piccole parti, le quali venivano poi macinate in acqua. La tonalità variava a seconda del contenuto di Cobalto e della granulometria. Il prodotto “grezzo”, proveniente dall’arrostimento della Smaltite, era venduto ai vasai e ai vetrai come Zaffera o Zaffre. L’Arsenico si volatilizzava durante il riscaldamento, mentre gli ossidi di Cobalto(II), Nichel e Ferro(III) venivano uniti alla sabbia silicea.
In epoca moderna, il pigmento si ottiene riscaldando Quarzo o Silice, carbonato di Potassio e un piccola quantità di cloruro di Cobalto(II) a 1150°C, raffreddando il prodotto ottenuto per immersione in acqua fredda. Il vetro disintegrato viene omogenizzato in un mortaio.

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Raman tascabile

“Presto” disponibile un raman tascabile. Avete capito  bene. Ma le prime applicazioni saranno in ambito spaziale, cioè verrà utilizzato per analizzare i materiali di marte. Nessuno parla del grande passo avanti nel campo del restauro e ne parlo io: quando questo strumento, che assomiglierà ad un tricorder di star  trek,  sarà alla portata delle grandi imprese  saremo giunti ad una svolta epocale nel campo della  analisi delle opere d’arte.

Ho visto di persona un raman portatile e devo dire che non ha fatto certo una bella impressione: poco portabile e difficile da utilizzare, tra cavi e cavetti oltre ad un laser grande quanto un tavolo per fornire la potenza necessaria, occupava un tavolo di laboratorio intero. Inoltre non ha funzionato, chissà per quale motivo. Con questo strumento si potrebbero fare indagini in situ, veloci e probabilmente affidabili. Che bello sarà guardare un affresco di Giotto con il proprio tricorder in mano e poter dire con certezza assoluta cosa è malachite e cosa e lapislazzuli, cosa è una terra verde e cosa una terra di siena bruciata o un “caput mortum” (quelli appena elencati sono pigmenti ndR)

Aspettiamo con ansia questo futuristico strumento noi analisti per il restauro.