Oltremare Artificiale
Produzione del pigmento
L’Oltremare artificiale è uno dei pigmenti meglio documentati del 1800 probabilmente perchè la sua invenzione fu commissionata ai chimici e non fu il frutto di una ricerca indipendente. L’Oltremare naturale (Lapislazzuli) è una gemma semipreziosa particolarmente costosa nel 1800, perciò gli artisti la utilizzavano di rado. Tuttavia la sua tonalità blu profondo “freddo” mancava sulla tavolozza, dove erano presenti molti pigmenti di rame azzurri e blu, dalla tonalità “calda”.
L’inizio dello sviluppo dell’Oltremare artificiale è noto fin dai tempi di Goethe (circa 1787). La Societé d’Encouragement pour l’Industrie Nationale suggerì per prima di trovare un metodo per produrre il pigmento in laboratorio. Offrì nel 1824 un premio di seicento franchi a chiunque riuscisse a produrre una varietà sintetica del Lapislazzuli che non superasse i trecento franchi al chilo. Tutte le proposte arrivate nei successivi quattro anni riguardavano pigmenti contenenti cobalto e il Blu di Prussia. Il 4 febbraio 1828 il premio fu dato a Jean Baptiste Guimet, il quale propose un metodo di produzione che aveva segretamente sviluppato nel 1826. Il prezzo proposto fu di quattrocento franchi alla libbra (circa mezzo chilo). A Parigi in quel periodo il Lapislazzuli costava tra i tre e i cinquemila franchi alla libbra.
Proprietà e difetti
Come il Blu di Oltremare Artificiale, ha una buona stabilità alla luce e può subire la “malattia dell’Oltremare” (vedi Lapislazzuli). Essendo artificiale, è privo di impurità e i granelli sono meno grossolani e più arrotondati rispetto al corrispondente naturale.
Scheda Tecnica
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Nome pigmento
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Oltremare artificiale | ||
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Origine del nome
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Dal latino ultra maris, oltre il mare. Analogo al Lapislazzuli o Oltremare naturale, così chiamato perchè il minerale proveniva principalmente dall’Afganistan, un paese al si là del mare | ||
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Altri nomi
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Oltremare di Guimet, Blu francese, Oltremare sintetico, Oltremarino sintetico, Nuovo bleu | ||
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Tipologia
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Artificiale | ||
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Composizione chimica
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(Na,Ca)8Al6Si6O24(S,SO4)- Na3Ca(Al3Si3O12)S | ||
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Peso molecolare
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498.31 g | ||
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Origine
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Inorganica | ||
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Colore
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Blu, blu azzurro, blu violaceo, blu verdastro | ||
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Lucentezza
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Vitrea – smorzata | ||
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Trasparenza
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Opaco | ||
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Solubilità
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Insolubile in acqua, in alcool, in etere, negli oli grassi e volatili | ||
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Indice di rifrazione
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1.5 | ||
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Fluorescenza UV
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Intensa, bianca | ||
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Particolarità
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Si altera a contatto col piombo | ||
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Anno scoperta
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1826-1828 | ||
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Scopritore
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Jean Baptiste Guimet | ||
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Periodo di utilizzo
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Dal 1828 in poi | ||
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Tecniche
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Affresco, tempera, olio ed encausto | ||
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Potere coprente
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Buono | ||
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Stabilità
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Luce | Buona | |
| Umidità | Buona | ||
| Calce | Media | ||
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Apparenza ad ingrandimento
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Granuli di pigmento solitamente più piccoli e rotondi di quelli dell’oltremare naturale. Inoltre ci sono poche particelle incolori e nessun cristallo di calcite birifrangente o particelle di piriti di ferro (vedi Lapislazzuli , Apparenza ad ingrandimento) | |
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Solubilità
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3N HCl | Diventa bianco e si produce un’effervescenza di H2S (questo si rileva spesso dall’odore di uova marce) |
| 4N NaOH | Insolubile | |
| HNO3 conc. | Reagisce lentamente, il colore cambia in giallo pallido | |
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Effetto del calore
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Nessuno | |
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Test specifici
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Prove per solfuro di idrogeno sviluppato dal trattamento con acido cloridrico | |
| 1- Reagente sodio azide/iodio: una goccia di acido diluito viene aggiunta al pigmento, seguita da una goccia di reagente sodio azide/iodio (1 gr di sodio azide, 1 gr di potassio ioduro e un piccolo cristallo di iodio in 3 ml di acqua). Le bolle di azoto salgono in superficie e il colore arancio del reagente svanisce se è presente solfuro. In assenza di solfuro invece rimane | ||
| 2- La presenza di H2S può essere accertata con l’’annerimento di carta all’acetato di piombo o piombito di sodio, oppure di un filo d’argento immerso nella goccia. La reazione è portata a completamento in modo più efficace in una capsula coperta con un vetrino d’orologio, che previene la fuoriuscita di H2S (gassoso) | ||
§ Gli esperimenti sono stati ricavati da articoli e libri tradotti dall’inglese ed altre lingue e non sono quindi frutto di una esperienza diretta.
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