Azzurrite

Produzione del pigmento

L’Azzurrite è una pietra piuttosto comune e la produzione del pigmento a partire dal minerale è relativamente semplice: si riduce in polvere, che viene poi lavata e setacciata. La macinazione del minerale influisce fortemente sulla tonalità finale del pigmento, che può variare da blu scuro (polvere grossolana) ad azzurro (polvere fine); d’altra parte, se non macinato a sufficienza, la polvere risulta troppo sabbiosa e granulosa, inadatta ad essere utilizzata come pigmento. Il minerale fu uno dei pigmenti più importanti e più utilizzati durante il Medioevo ed il Rinascimento nella pittura Europea. Nel metodo medievale di produzione veniva incluso un lavaggio, per rimuovere ogni tipo di impurità (specie di origine organica) e la separazione dei diversi grani tramite un processo di levigazione. Il metodo con acqua semplice era lento e laborioso, perciò venivano usate soluzioni di sapone, gomma e liscivia. Quando l’Azzurrite era stata lavata, le particelle molto fini apparivano piuttosto pallide e verdastre e non molto adatte per la pittura. I grani migliori erano grezzi ma non sabbiosi, ed avevano un buon potere coprente.

Il pigmento, tuttavia, può essere prodotto anche artificialmente. Da una ricetta del IX sec.: “dissolvi il rame, freddo, in acido nitrico (aquafortis) e produci un precipitato per mezzo di calce viva, impiegata in tali dosi che possa essere assorbita dall’acido, affinché il precipitato possa essere ossido puro di rame, cioè, senza miscela alcuna. Quando il liquore è stato decantato, lava il precipitato e cospargilo su una parte del panno di tela per scolarlo. Se una parte di questo precipitato, che è verde, è disposta su una macina e se un po’ calce viva, in polvere, viene aggiunta, il colore verde immediatamente sarà cambiato in un bel azzurro. La proporzione della calce aggiunta è 7 – 10 parti in 100. Quando tutta la materia acquista la consistenza di una colla, l’essiccazione avverrà a breve”.

Proprietà e difetti

La tonalità può essere resa simile al Lapislazzuli, macinando l’Azzurrite grossolanamente, e per questo venne frequentemente utilizzato in sostituzione al prezioso pigmento blu, proveniente dall’Afghanistan. La composizione chimica, tuttavia, è del tutto differente e il comportamento chimico dei due minerali non è paragonabile; un esempio è dato da un semplice metodo per distinguere le due polveri: per riscaldamento l’Azzurrite diventa nera perché si forma CuO (decarbonatazione), mentre il Lapislazzuli non subisce variazioni. Utilizzata pura o in miscela, l’Azzurrite si rivelava ottima per le grandi campiture del cielo, specie nell’affresco. La sua sfumatura verdognola non la rese, invece, adatta ai manti mariani, per i quali era preferito il Lapislazzuli, più “freddo” ed adatto a rendere il concetto di trascendenza, di ultraterreno. Dopo il XVIII secolo, al posto dell’Azzurrite si preferirono nuovi blu sintetici, come il Blu di Prussia. Spesso l’Azzurrite si trova assieme ad un altro carbonato di rame, la Malachite, di colore verde (si può notare nella foto una piccola zona ricoperta da questo minerale). Non solo in natura, però, la Malachite si associa all’Azzurrite: uno dei principali punti deboli del pigmento azzurro è che si trasforma in malachite, che può sostituire come uno pseudomorfo (minerale che non ha la propria forma cristallina esterna, ma quella di un’altra specie dalla quale si è formato o che ha sostituito) il pigmento blu. Per comprendere il motivo di questa trasformazione, prendiamo le formule:

2(CuCO3)*Cu(OH)2
Azzurrite
CuCO3*Cu(OH)2
Malachite

Il rame ha la stessa carica in entrambi (+2), perciò non si tratta di un processo di ossidazione del metallo. Si può notare però che l’Azzurrite ha due carbonato di rame nella formula, mentre la Malachite uno soltanto. La reazione che avviene non è di ossido riduzione, bensì di decarbonatazione:

2{2(CuCO3)* Cu(OH)2}+ H2O ———> 3{CuCO3*Cu(OH)2} + CO2

L’idrossido di rame è una forma più ossidata rispetto al carbonato di rame e poiché nella Malachite eguaglia la quantità di carbonato presente, questo minerale si trova ad uno stadio di ossidazione più avanzato. Uno stato più ossidato si trova ad energia minore (vedi potenziali chimici) ed il colore varia di conseguenza verso lunghezze d’onda minori (il verde circa 550 nm, l’azzurro intorno ai 400 nm). L’ossidazione è solitamente lenta, ma una volta iniziata, si protrae a lungo ed in profondità.

Scheda Tecnica

Nome pigmento
Azzurrite
Origine del nome
Dall’Arabo al- lazward o il Persiano lajward, il colore blu
Altri nomi
Lapis Armenius, Caeruleum, Cyprus, Cendree, Blu di montagna, Blu verditer, Azzurro, Biadetti di Spagna, Onagro, Azzurro di rame, Azzurro della Magna, Azzurro di vena naturale, Azurium citramarinum, Blue bice
Tipologia
Naturale
Composizione chimica
2 CuCO3*Cu(OH)2
Peso molecolare
344.67 g
Percentuale in peso
Rame 55.31% Cu 69.24% CuO
Idrogeno 0.58% H 5.23% H2O
Ossigeno 37.14% O
-
Origine
Inorganica
Minerale di provenienza
Azzurrite
Classe mineralogica
Carbonati
Sottoclasse mineralogica
Idrossidi e alogeni
Gruppo
Azzurrite – gruppo della Rosasite e relativi composti
Impurezze nel minerale
Malachite, Limonite, Calcite, Cerussite, Quarzo, Calcopirite, Rame nativo, Cuprite, Crisocolla, Auricalcite, Shattuckite, Liroconite, Connelite ed altri ossidi di Rame
Sistema cristallino
Monoclino – Prismatico
Abito cristallino
Prismatico, i cristalli hanno la forma di sottili prismi (Vd. Tormalina)
Stalattitico, a forma di di colonne pendenti come stalattiti o stalagmiti (Vd. Calcite)
Tabulare, si forma con dimensioni sottili in un senso
Dimensione cella
Biaxial (+), a=1.73, b=1.758, g=1.838, bire=0.1080, 2V(Calc)=64, 2V(Meas)=68
Proprietà ottiche
Anisotropo
Colore
Azzurro, blu, blu chiaro, blu scuro
Lucentezza
Vitrea
Trasparenza
Da trasparente a subtraslucido
Clivaggio
[011] perfetto, [100] accettabile
Frattura
Concoide, fragile
Durezza (Scala Mohs)
3.5 – 4 Moneta di rame, Fluorite
Densità
3.77 – 3.89 (Media 3.83) g/cm3
Gravità specifica
3.7+ (al di sopra della media)
Solubilità
Solubile in acidi
Striscio
Blu
Indice di rifrazione
1.74
Difrattometria Raggi X
Per intensità (I/Io): 3.516(1), 2.224(0.7), 5.15(0.55)
Particolarità
Annerisce a contatto con basi se riscaldato. In ambienti umidi si trasforma in malachite, verde
Tossicità
Velenoso
Provenienza
Numerose località tra cui Lasal, Utah; Bisbee, Arizona e Nuovo Messico, USA; Messico; Tsumeb, Nambia; Shaba, Congo; Toussit, Morocco; Australia e molte località europee
Periodo di utilizzo
Conosciuto dal XXV sec. AC, usato fino al 1800
Tecniche
Affresco, tempera, olio ed encausto
Potere coprente
Buono
Stabilità
Luce Buona
Umidità Medio basso
Calce Medio
Analisi per il riconoscimento §
Apparenza ad ingrandimento
Luminoso, particelle cristalline lievemente blu verdastro, spesso irregolari in dimensione e forma
Solubilità
3N HCl Molto solubile, con effervescenza di CO2 per dare una soluzione verde
4N NaOH Si ha una lenta idrolisi con formazione di CuO nero sulla superficie delle particelle del pigmento
HNO3 conc. Molto solubile, con effervescenza di CO2 per dare una soluzione blu chiaro
Effetto del calore
Residuo nero di ossido rameico CuO
Test specifici
1- Si dissolve in eccesso di ammonio producendo una soluzione blu di complesso cuproammoniacale
2- Test per Cu++ con sodio dietil-ditiocarbonato: una goccia di soluzione di pigmento in HCl o HNO3 viene lasciata cadere su carta da filtro e tenuta su vapori d’ammoniaca. Si aggiunge una piccola goccia di reagente (una soluzione 0.1% in acqua). Si forma uno spot bruno-arancio se Cu++ è presente. Se sono presenti impurezze di Pb si produce una torpidità biancastra ed interferenze di Fe+++ possono essere prevenute aggiungendo una soluzione di acido citrico alla goccia da testare prima di renderla ammoniacale)
3- Test per Cu++ con acido rubeanico (ditiossammide): una goccia di soluzione acida del pigmento è posta su un filtro di carta e tenuta su ammoniaca. Viene aggiunta una goccia di reagente (acido rubeanico 1% in etanolo). In presenza di Cu++ si produce una colorazione nero verdastro. (Se si sospetta la presenza di Co++, si aggiunge prima acido acetico allo spot nero verdastro centrale del Cu++: se è presente Co++ lo spot sarà circondato da un zona arancio)

§ Gli esperimenti sono stati ricavati da articoli e libri tradotti dall’inglese ed altre lingue e non sono quindi frutto di una esperienza diretta.

4 comments so far

  1. Jacopo on

    scusate l’intromissione di un semplice restauratore, ma pensavo che l’azzurrite in presenza di umidità si alterasse in paratacamite e non in malachite.

  2. Jacopo on

    p.s. comunque complimenti per il lavoro: fantastico!

  3. Natalia bevilacqua on

    Ciao Jacopo, grazie per i complimenti. Per quanto riguarda la trasformazione di azzurrite in paratacamite ho trovato questo articolo http://www.icr.beniculturali.it/Bollettino/08-09/bollettino01ita.htm di Pierluigi Bianchetti, Paola Santopadre. L’articolo per esteso non l’ho letto e non mancherò di farlo. L’azzurrite è un minerale di rame e, come tale, può subire delle trasformazioni verso altri prodotti di corrosione del rame. La paratacamite è un comporto del rame, più precisamente un ossicloruro Cu2(OH)3Cl; l’azzurrite è un carbonato basico come sopra descritto. Un carbonato può trasformarsi in cloruro per attacco con acido cloridrico, quindi nel caso di piogge acide potrebbe anche essere possibile questa trasformazione. Solitamente la paratacamite si trova come patina sui bronzi, specie in ambiente marino, dove però si parte da rame metallico. La malachite invece è sempre un carbonato basico di rame come l’azzurrite, ma con più acqua di idratazione. In presenza di semplice umidità la trasformazione più plausibile è quella azzurrite–>malachite a mio avviso. Comunque grazie della tua segnalazione, su cui mi informerò approfonditamente.
    Saluti. Nataly

  4. Natalia bevilacqua on

    Dopo aver letto l’articolo sopra citato di Bianchetti e Santopadre (http://www.icr.beniculturali.it/Bollettino/08-09/bollettino01ita.htm) confermo quanto scritto in risposta a Jacopo. L’Azzurrite si può trasformare in paratacamite, così come in altri minerali a seconda dell’ambiente in cui si trova. Quindi, in ambiente marino con alte concentrazioni di sale, dopo un iniziale attacco da parte dell’umidità, il cloruro può sostituirsi al carbonato dando luogo a ossicloruri. Pare che le patine verdi riscontrate in parecchi affreschi e pitture murali (non ultimo il soffitto della cappella degli scrovegni) siano composto prevalentemente di paratacamite e, in minor parte da malachite. Nell’articolo tuttavia non vengono ipotizzati meccanismi di reazione, perciò potrebbe anche verificarsi una prima formazione di malachite dovuta all’ambiente umido e una successiva sostituzione del carbonato con altri ioni, sempre presenti nell’acqua. Se troverò maggiori indicazioni sulle modalità di degrado di questo splendito pigmento blu, non mancherò di aggiornarvi!


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