Pigmenti

I pigmenti sono sostanze organiche o inorganiche che vengono disperse in un legante. Essi hanno la particolare caratteristica di non interagire chimicamente con il legante (solitamente liquido) e non creano soluzioni, a differenza dei coloranti che vengono dissolti in un opportuno solvente per creare una soluzione. I pigmenti propriamente detti sono quasi tutti inorganici, di derivazione naturale (da minerali e terre) o artificiale. Alcune sostanze organiche, tuttavia, sono insolubili e possono essere utilizzate come pigmento. Per lo più si tratta di sostanze bituminose o residui della combustione e si differenziano dai pigmenti inorganici per la granulometria; si presentano, infatti, come polveri sottili, impalpabili, con potere coprente scarso se dissolte pure nel legante. Il colore varia da nero a marrone e possono essere utilizzate per velature in modo da “scaldare” il colore e renderlo saturo. Le sostanze bituminose, essendo oleose, danno buone prestazioni nella pittura ad olio, ma sono inadatte per le altre tecniche. I neri provenienti da combustione, invece, possono essere utilizzati anche in altre tecniche. Esistono anche dei particolari “pigmenti” ottenuti per precipitazione di coloranti o con poliacidi (fosfomolibdico, fosfotungstico o fosfotungstomolibdico) o come sali insolubili di cationi metallici. Il precipitato viene poi fissato con un mordente (sulle stoffe) oppure supportato con allume ed utilizzato come sostanza colorante anche nelle Belle Arti con il nome di lacca. Le lacche non sono veri e propri pigmenti e talvolta vengono classificate come essiccanti. La trattazione delle lacche verrà fatta a parte, sotto la categoria Coloranti, poiché dal punto di vista chimico essere presentano proprietà e difetti tipici dei coloranti.

Dalla preistoria fino al Rinascimento quasi tutti i pigmenti erano d’origine naturale, con qualche eccezione come il Blue Egiziano e lo Smaltino. Gli artisti producevano i propri pigmenti prevalentemente per macinazione di minerali. In questo modo essi avevano la piena consapevolezza di ciò che utilizzavano, sebbene la chimica vera e propria fosse pressoché sconosciuta fino al 1600. Prima del 1600 la conoscenza di alcuni elementi e procedimenti chimici era dovuta all’alchimia, che dal 1600 in poi si evolse sempre più fino ad arrivare alla chimica moderna. Nel 1700 iniziarono a comparire i primi pigmenti puramente sintetici, di composizione analoga a quella dei minerali, ma ottenuti in laboratorio. Verso la fine del 1700 cominciarono a circolare i primi colori per artisti pronti all’uso, ovvero uniti al legante. Nel 1800 ci fu un vero boom della produzione di pigmenti, specialmente di verdi: il verde era sempre stato un colore raro sulle tavolozze degli artisti poiché non esisteva in natura alcuna sostanza colorante stabile, specialmente per l’affresco. Uno dei pochi pigmenti verdi era la Terra Verde, un colore poco brillante, scuro e tendente al giallo. Queste caratteristiche lo rendevano poco appetibile, specie per rendere i colori del fogliame o dell’erba, anche se la sua resistenza era ottima anche in affresco. Per avere un verde chiaro e brillante si mescolavano pigmenti gialli e azzurri, comunemente Azzurrite e Giallorino (Giallo di Piombo e Stagno), oppure si utilizzava la Malachite, opportunamente velata di giallo o marrone. Agli inizi del 1800 l’industria chimica era piuttosto avanzata ed erano stati scoperti tre importanti elementi: Cobalto, Cadmio e Cromo. Le tavolozze dei pittori sfolgoravano di gialli, violetti, verdi e azzurri mai visti prima e di produzione totalmente sintetica. Gli artisti smisero di produrre in proprio i pigmenti poiché l’industria del colore forniva loro tutto il necessario, già pronto all’uso. Questo comportò un cambiamento nella figura dell’artista il quale non era più un artigiano ed era distaccato in qualche modo dalla materia che utilizzava. Pochi artisti conoscevano la composizione dei colori, venduti con i nomi più svariati e fantasiosi: Blu di Prussia, Verde Smeraldo, Rosso Scarlatto, Mauve, etc. La scarsa conoscenza delle materie ha portato al rapido degrado di alcune opere anche di artisti famosi, inconsapevoli di utilizzare talvolta splendidi e vivaci colori organici, molto poco stabili alla luce.

Oggi i colori venduti in tubetto sono spesso di composizione organica poiché meno tossici. Alcuni colori conservano il nome storico, sebbene la composizione non sia sempre quella che ci si aspetterebbe. Si possono trovare in commercio, ad esempio, Blu di Cobalto dove non esiste neanche l’ombra di questo elemento o Oltremare Artificiale con composizione del tutto diversa da quella storica, ottenuta magari come miscelanza di più sostanze coloranti. La composizione varia da ditta a ditta e viene indicata dal Color Index Name, un sistema di nomenclatura standardizzato e regolato dalla Society of Dyers and Colourists, London (UK), in collaborazione con American Association of Textile Chemists and Colorists (USA). I colori in questo modo vengono venduti con un nome comune ed un codice:

  • la prima lettera denota se si tratta di un pigmento (P), di un colorante (D), di un colorante basico (B) o di una sostanza colorante naturale (N);
  • la seconda lettera denota la categoria cromatica di appartenenza tra dieci disponibili: rosso (R), arancio (O), giallo (Y), verde (G), blue (B), viola (V), marrone (Br), bianco (W), nero (Bk) o metallico (M);
  • le lettere sono seguite da un numero che viene assegnato al pigmento/colorante quando viene inserito nello standard della sua gamma coloristica. Ad esempio NR4 (cocciniglia) è il quarto colorante inserito nella lista dei composti naturali nella categoria dei rossi.

L’indice tuttavia non identifica il colore, che può variare come ad esempio per il Giallo di Cadmio con composizione definita (CdS – PY35) ma tonalità variabile, stesso discorso per il Rosso di Cadmio, un solfoseleniuro di Cadmio (PR108) che varia dal rosso al marrone e per l’ossido naturale di Ferro (PBr7) che varia dal giallo al marrone (Ocre, Terre, etc). L’indice riguarda solo ed esclusivamente la composizione chimica, mentre il colore varia in funzione della granulometria, della concentrazione, del tempo di calcinazione, delle impurezze presenti (per colori naturali), etc. Le schede dei pigmenti fornite in questo sito riguarderanno i materiali storicamente usati e si rimanda al sito Handprint per una trattazione esaustiva dei pigmenti e coloranti attualmente in commercio.

[scritto da Maithee]

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